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Negli anni Cinquanta ci fu nella zona la prima urbanizzazione ad opera delle cooperative Acli che presero il nome di «Castori» e lo lasciarono alla strada.

Con Martignano i Comboniani hanno sempre avuto stretti rapporti, svolgendo anche le funzioni religiose nei periodi in cui a Martignano manca­va il parroco. Dal canto loro i Martignani ricam­biarono contribuendo all' edificazione dell' edificio delle Missioni Africane e mandandovi i loro figli a frequentarvi le scuole medie. Giungendo in paese, di fronte all'antica chiesa di S. Isidoro, c'è il palazzotto che fu dei Guidotino, degli Altenburger: ora è proprietà dei Rizzoli. Più sotto, in posizione dominante per il passaggio degli stormi di uccelli c'è l' «oseléra» dei Seeber. Sulla piazza intitolata a Giuseppe Menghin (1852-1925) benefattore di Martignano, si affacciano quelli che la gente chiama «i Palazzi». Il più notevole è la Villa Sardagna con parco, di una famiglia che aveva a Trento lo splendido palazzo rinascimentale ora sede del museo di scienze naturali dove sono custoditi i «tesori» del Riparo Gaban, vale a dire le più antiche testimonianze dei Martignani. Sulla piazza si affaccia anche la casa ex Manci e il «Cason delle Costiole».

Più sopra, ai margini del vigneto della Strada del vino, c'è il ma so e la Villa del Monte, una famiglia che aveva fatto fortuna con i cambi di monete e possedeva uno dei più bei palazzi af­frescati di Trento, quello sul «Canton» con straor­dinari affreschi sulla facciata di via San Marco, che raffigurano le Fatiche di Ercole.

La Villa del Monte, già di proprietà dei Wolkestein, poi dei Bassetti e dei Mersi, vanta un giardino con cancellata in ferro battuto e la cap­pella di S. Leonardo. 

- Tratto dal libro Storie di Sobborghi di Renzo Francescotti edito nel 1993 da UCT Trento