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Ogni famiglia teneva due-tre vacche, una cop­pia di buoi, qualche maiale, galline, conigli. Ades­so nessuno alleva più niente. Le donne scendeva­no a piedi a Trento per vendere il latte di porta in porta, con una cesta piena di bottiglie da un litro o da mezzo: bottiglie senza tappo, senza spanderne una goccia ... ».

Poi Augusto Rizzoli, detto «Gusto», con stu­pefacente precisione comincia ad enumerare i masi e i relativi «masad6ri»: «I proprietari che lavoravano campagna propria come noi erano pochi: c'erano i Salizzoni, i Floriani, i Dematté, i Marchi di maso Specchi. Gli altri erano "manenti". C'erano i Mazzalai a maso Menghin; i Pasquali e i Valduga a maso Seeber; i Pontalti che lavorava­no la campagna di villa Videsott; i Dorigatti lavo­ravano quella di villa Sardagna; i Garbari e gli Zatelli lavoravano quella dei conti Cesarini; i Berlanda erano a maso Seiser; i Pegoretti erano a maso dei conti Consolati; i Fronza lavoravano i campi dei Ferrari alla Busa dei Cavài; i Tomasi e Bragagna erano "masadori" dei conti Ceschi. Infine i "Segradi" erano a maso Angeli ... ». 

- Tratto dal libro Storie di Sobborghi di Renzo Francescotti edito nel 1993 da UCT Trento