Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Un altro artigiano «che el saveva far i pèi ale mosche» era Narciso Dematté, nato a Penedallo, frazione di Civezzano nel 1882, sposato con Giulia Paoli, una ragazza di Sant' Agnese e giunto a Martignano per fare il «marangon», ovvero il falegname, nel 1910 (cfr. Renzo Francescotti - «Il mestiere dei padri», UCT, Trento 1983).

«Mio padre era un falegname molto bravo - ci ha raccontato il figlio Lino -. Sapeva fare di tutto: costruiva mobili, attrezzi, botti, letti e materassi a molle. Mi ricordo che una volta dei contadini del paese avevano caricato su un carro una grande botte piena di "brascà", di mosto, per portarla a Trento in una cantina privata. Si vede che la botte non era stata "stagnata" prima nell'acqua. Così cominciò a perdere il mosto dalle doghe. I pa­droni arrivarono da mio padre disperati. Lui pre­se alcuni attrezzi, balzò sul carro e, in un mo­mento, mise a posto la botte ... ».

Il figlio Lino ereditò da lui l'abilità manuale. È stato anche uno dei più forti corridori dilettanti trentini, correndo un paio di stagioni fra il '36 e il '38.

Lo chiamavano «el Martignàn». Imparò a fab­bricare sci da Voltolini a Trento, in tempi di pionierismo, agli inizi degli anni Trenta, ragazzo di 14 anni. Dopo la seconda guerra mondiale mise su un suo laboratorio a Trento, in via Molini e poi in via San Bernardino, divenendo il «mago degli sci», fabbricando a mano sci che vinsero titoli nazionali. 

- Tratto dal libro Storie di Sobborghi di Renzo Francescotti edito nel 1993 da UCT Trento