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Altri accenni storici e curiosità

Nel dopoguerra l’economia rurale locale risentiva ancora di una profonda crisi. Martignano era un paese di meno di 500 abitanti compresi gli ancora numerosimasi sparsi sulla collina Est di Trento) la cui economia si fondava sulla campagna. I contadini dovevano spesso “arrotondare” con altri lavori, per lo più trovati in città. I pochissimi che si improvvisavano artigiani e operai scendevano quotidianamente in città a piedi o in bicicletta. 
La strada di accesso principale al paese era tutt’altra cosa rispetto all’attuale via Bellavista e, per la gran parte, risultava l’attuale via dei Castori con inserimento sulla salita di via Sabbionare per lo sbocco nelle vicinanze della Chiesa parrocchiale costruita nel 1950. Martignano era veramente paese con sua identità staccata dalla città anche se vista poco distante. Anche Don Leone Serafini, parroco di Martignano dal 1937 al 1955 e promotore delle prime opere ed attività sociali, scendeva a Trento in bicicletta per andare ad insegnare (era dottore in Giurisprudenza) in Seminario: al rientro il curato doveva necessariamente spingere la bicicletta fino a che non incontrava qualche ragazzo, orgoglioso di entrare in paese spingendo la bici del parroco! In quegli anni c’era un forte sentimento di ricostruzione, un itrovato gusto del sociale e in genere del “nuovo” e della politica come promotrice dello sviluppo. Proprio per queste spinte ideologiche sentite dalla comunità verso una ritrovata identità sociale, una fierezza di appartenere” al territorio, accompagnata alla lungimiranza e, per alcuni versi anche scaltrezza, di Don Leone Serafini, furono gettate le basi, ... o meglio, direttamente le fondamenta, della nuova Chiesa parrocchiale (prima il servizio liturgico veniva offerto presso la Chiesetta di S. Isidoro) e della “Casa del bambino”, successivamente rinominata “Scuola Materna Don Leone Serafini”. 
Poco tempo dopo, già negli anni ’60 Martignano cominciava a crescere a vista d’occhio, aumentavano il numero di abitazioni nei terreni allora facilmente sottratti alle campagne. I servizi però non crescevano parallelamente. Qualche latitanza dell’Amministrazione comunale ha consentito indirettamente uno sviluppo urbanistico disordinato di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze. 
Allora peraltro le strade erano veramente strette, mancava l’illuminazione pubblica un po’ dovunque in paese. Si legge che anche le scuole elementari (fondate nel 1926) già nel 1960 erano strette! (principio di circolarità ricorsiva?) e si optò evidentemente e semplicemente per le due classi nelle “baracche” posizionate nel piazzale fino alla ristrutturazione sostanziale in tempi relativamente recenti. 
Gli unici negozi erano la “botega” di alimentari e bazar Facchinelli (allora in piazza Menghin nell’attuale Centro Sociale spazi degli ambulatori-, con annessa una piccola osteria, successivamente spostati al posto dell’attuale negozio di vestiario e del bar di oggi). Di particolare importanza storica la Famiglia Cooperativa di Martignano, presente fin dal 1926; inizialmente nell’edificio dove risiede attualmente la famiglia Cittadini, in via D.L. Serafini, poi trasferita negli anni ’60 nell’attuale negozio di idraulica Leveghi. Negli anni ’80 la “Cooperativa” si trasferì nuovamente nell’edificio posto in prossimità del l’incrocio di via Formigheta e la Strada del Vino (casa bianca e rossa) a fianco della Cassa Rurale. L’attività fu poi ceduta ai Supermercati Poli. 
Sempre in “casa Cittadini” fino agli anni settanta era presente il Bar dopolavoro Enal (Ente Nazionale Assistenza Lavoratori presente dal 1945 in sostituzione della fascista OND, Opera Nazionale Dopolavoro), gestito dal martignano Gardumi Alberto (presidente); in precedenza (ma la data non è stata accertata) era situato in Piazza Menghin Palazzo Sardagna. Il bardopolavoro Enal fu chiuso definitivamente in seguito alla sopressione dell’Enal da parte del Governo (anni ’70). 
La prima macelleria di Martignano era la Florio Decarli (di Cognola) poi trasferita fuori paese. La macelleria Floriani Giuseppe e Saverio, presente dal 1953, era inizialmente ubicata dove ora c’è il negozio di calzature in centro al paese, si spostò poi sull’incrocio con via Sabbionare. Fra gli artigiani “storici” si possono ricordare i calzolai Anselmo Moresco (anche sacrestano della chiesa, che abbandonò poi l’attività) e i Fronza che iniziarono con Vittorio (classe 1883). La “botega del Caliar” era situata dove ora c’è la sala riunioni circoscrizionale, nel centro Sociale, con accesso dalla scaletta allora costruita in senso contrario all’attuale. Il panificio Mosna Aldo iniziò l’attività in Piazza Menghin nel 1951, trasferitosi nel 1962 in via Don Leone Serafini, fino al 1978 quando cessò l’attività. Fra gli altri artigiani i muratori Leveghi Giovanni e successivamente negli anni ’60 i fratelli Piffer e gli idraulici Leveghi. Tutti hanno mantenuto e sviluppato notevolmente la propria attività. Fondamentalmente il paese era tutto lì. 
Fra le curiosità storiche si apprende che dal 1942 i primi tulipani del Trentino venivano coltivati a Martignano (gli ampi terrazzamenti godevano di un’esposizione ottimale e la vicinanza alla città facilitava tale commercio) e messi in vendita ai mercati di Trento. 

Fra le date storiche va ricordato: 
• 1938 fondazione della Parrocchia di Martignano (dagli annali della parrocchia si rilevano 756 abitanti) 
• 1943 costituzione della Filodrammatica La Baraca (Valdagni Franco - Scoz Valentino - Scarpari Pierino Moresco Luigi) la cui attività fu sospesa durante la 2° guerra mondiale 
• 1953 costruzione della “Casa del Bambino”, ora Scuola Materna Don Leone Serafini 
• 1954 costituzione dell’A.N.A. Gruppo di Martignano (Mazzalai Remo-Salizzoni Gino) 
• 1968 fondazione del Coro Monte Calisio (a seguito della “messa al bando” dei cori parrocchiali). 

Le notizie anzi riportate in sintesie forse frettolosamente non sono probabilmente complete ed esaustive, ma sicuramente contribuiscono a dare significato e volto alla storia “recente” del sobborgo.